È possibile licenziare un lavoratore per giusta causa, se questi ha l’abitudine (consolidata) di abbandonare spesso il posto di lavoro per “pause bar”?
La sentenza n. 8707 del 2 aprile 2025 della Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, ha confermato di sì.
Nel caso giuridico in esame, un operatore ecologico superava spesso i limiti previsti da normativa (e dal CCNL applicato) in merito al suo orario di lavoro.
L’azienda, insospettita da ciò, aveva organizzato un controllo “incrociato (GPS e agenzia investigativa), che aveva portato a scoprire le ripetute, lunghe e troppo frequenti soste nei bar durante il servizio di raccolta dei rifiuti, in nessun modo giustificate da esigenze di servizio. Da qui la decisione di procedere al licenziamento con la causale “giusta causa”.
La Corte di Cassazione, chiamata in causa, ha richiamato alcuni princìpi e norme:
Il ricorso al supporto di investigatori privati è ritenuto legittimo se messo in atto allo scopo di accertare (anche se soltanto sospette) condotte illecite da parte del dipendente, che abbiano la capacità di influire negativamente sul patrimonio aziendale, ivi compreso un danno d’immagine e di reputazione (Precedenti sentenze della Cassazione in merito: n.23985/2024, n.30079/2024, n.3590/2011).
Sia la Corte d’Appello in prima istanza che la Cassazione successivamente, sono state concordi nell’affermare che:
Il licenziamento è stato pertanto confermato per:
Comportamenti scorretti e reiterati nel tempo legittimano il licenziamento disciplinare, anche nel caso che non causino un danno economico diretto per l’azienda.
L’obiettivo di un’azienda non è infatti soltanto il profitto, ma anche mantenere una solida l’immagine pubblica.
