Nel 2026 il ticket di licenziamento, ossia il contributo dovuto per finanziare la NASpI, è determinato sulla base del massimale mensile dell’indennità di disoccupazione.
Si tratta di un onere a carico del datore di lavoro nei casi di interruzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato che danno diritto alla prestazione.
Di seguito un quadro sintetico e aggiornato dei riferimenti normativi ed economici per il 2026.
Il ticket di licenziamento è un contributo che il datore di lavoro deve versare all’INPS in caso di cessazione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per cause che consentono al lavoratore di accedere alla NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego).
La finalità è concorrere al finanziamento dell’indennità di disoccupazione riconosciuta al lavoratore.
Il contributo è dovuto in caso di interruzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, tra cui:
Non è invece dovuto nei casi in cui il lavoratore non abbia diritto alla NASpI (ad esempio dimissioni volontarie, salvo dimissioni per giusta causa o durante il periodo tutelato di maternità).
Per il 2026, il calcolo si basa sul massimale mensile NASpI pari a 1.584,70 euro.
Il contributo va quindi calcolato in proporzione ai mesi di anzianità maturati negli ultimi tre anni, con un tetto massimo corrispondente a 36 mesi.
In caso di licenziamento collettivo, il contributo è più elevato:
Il calcolo si effettua considerando:
Per rapporti inferiori all’anno, l’importo va riproporzionato su base mensile (circa 54,14 euro al mese per i licenziamenti individuali).
Il ticket di licenziamento deve essere versato all’INPS:
Il contributo è dichiarato nella denuncia mensile aziendale e segue le ordinarie regole di versamento dei contributi previdenziali.
Per il 2026:
Il corretto calcolo e il tempestivo versamento sono fondamentali per evitare sanzioni e irregolarità contributive.
È quindi consigliabile verificare con attenzione l’anzianità aziendale utile e la tipologia di cessazione prima di procedere alla denuncia e al pagamento.
